Con il Centro Popolare Autogestito contro la giunta del democristiano Renzi



La giunta Renzi, il sindaco che la destra ci invidia, continua imperterrita nella sua politica reazionaria di svendere ai privati il patrimonio immobiliare pubblico. E' di questi giorni la notizia di altri immobili pubblici "in disuso" da mettere all'asta per vendere alle grandi compagnie immobiliari. Negli immobili posti in vendita c'è anche la ex scuola di via Villamagna, attuale sede del CPA Firenze Sud che ci pare tutto fuorchè un immobile in disuso. Il Cpa, occupato da oltre dieci anni, è uno dei principali centri di aggregazione per giovani e meno giovani di tutta la città, al CPA si svolgono attività culturali, ricreative e politiche aperte a tutti. Dopo lo sgombero della storica occupazione di via de' Conciatori, gli sgomberi contro gli occupanti del Movimento di Lotta per la Casa, adesso il sindaco Renzi ci prova con il CPA Firenze Sud. Questa ennesima provocazione del sindaco contro tutto il movimento fiorentino deve vedere una risposta adeguata da parte di tutta quella parte della città che in questi ultimi tempi ha dato vita alle mobilitazioni contro il razzismo dopo l'uccisione di Samb Modou e Diop Mor, contro il fascismo di Casaggi e Casapound, contro le grandi opere inutili come la TAV, quella parte di Firenze che non si è arresa alla logica reazionaria ed antipopolare del Partito Democratico e della giunta Renzi. 
Noi pensiamo che per riqualificare (termine che viene usato spesso da Renzi quando si tratta di svendere o regalare patrimonio pubblico ai privati) Firenze ci sia un solo modo possibile, cacciare la giunta Renzi e portare avanti una opposizione frontale ai poteri forti di questa città (PD, banche, massoneria, speculatori vari) che non sono altro che quelli che in questi ultimi mesi stanno portando avanti, su scala nazionale con il governo dei banchieri presieduto da Monti ed appoggiato dal PD-PDL, un attacco senza precedenti alle condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, dei disoccupati, degli immigrati
Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime solidarietà incondizionata e pieno appoggio a tutte le iniziative che i compagni e le compagne del CPA intenderanno portare avanti per fermare questo progetto infame.

Il CPA non si tocca, lo difenderemo con la lotta!!
Giunta di destra, giunta di sinistra, chi sgombera gli spazi è sempre un fascista!!

Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione Olga Valdambrini - Firenze

BASTA IPOCRISIA. OPPOSIZIONE APERTA A NAPOLITANO



Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è oggi il principale sostegno del governo Monti, governo della Confindustria e delle banche. É un fatto incontestabile.

Napolitano investe pubblicamente il “prestigio” della propria immagine pubblica per garantire a Monti il consenso d'opinione necessario a gestire le peggiori operazioni antioperaie e antipopolari. Quanto più tali operazioni sono impopolari, o virtualmente tali, tanto più Napolitano fa irruzione diretta sullo scenario politico per sponsorizzarle in prima persona.

Così è stato in occasione della distruzione delle pensioni d'anzianità. Così è oggi a fronte dell'attacco all'articolo 18 o della gestione del progetto TAV. In ogni passaggio cruciale la Presidenza della Repubblica offre il petto a difesa del governo contro l'opposizione sociale ( o il rischio che si produca). Di più: Napolitano incoraggia pubblicamente il governo a procedere contro i lavoratori e le resistenze sociali; chiede pubblicamente alla CGIL fedeltà incondizionata al governo e alla concertazione dei sacrifici; delegittima pubblicamente ogni movimento di opposizione di massa al governo, come i No TAV. Con un tasso alto di doppiezza: lo stesso Presidente che interviene da primo attore nel sostenere le ragioni della Fiat e delle banche, italiane ed europee, rifiuta persino l'ascolto dei sindaci della Val di Susa perchè la questione non sarebbe ”di sua competenza”. Salvo rivendicare parallelamente la propria.. “competenza” nel chiedere ai No TAV la resa incondizionata. Quanta ipocrisia!

Come PCL, non siamo meravigliati del ruolo della Presidenza della Repubblica, non avendo mai creduto a differenza di tutte le altre sinistre, alla “neutralità” di un istituzione borghese.
Men che meno siamo meravigliati del ruolo specifico di Giorgio Napolitano, figlio legittimo di una storia politica che l'ha sempre contrapposto ai proletari: nella veste di dirigente stalinista contro la rivoluzione degli operai ungheresi nel 1956; nella veste di attivo sostenitore della politica berlingueriana di compromesso storico e di austerità antioperaia negli ultimi anni 70; nella veste di dirigente migliorista filocraxiano del PCI degli anni 80 a sostegno dei licenziamenti FIAT (80) e contro la scala mobile dei salari (84/86); nella veste di fondatore e dirigente liberale del PDS, DS, PD,- negli anni 90 e nell'ultimo decennio- a sostegno della distruzione progressiva di tutti i diritti conquistati dalle precedenti generazioni del movimento operaio. L'attuale Presidente della Repubblica è diventato tale, col voto di tutti i partiti borghesi, anche in virtù di questo “corso Honorum”. Ed è comprensibile voglia concludere degnamente la propria storia quale “salvatore” della Patria borghese in cui ha sempre militato. E' umano.

Colpisce invece l'ossequiosa reverenza di cui Napolitano continua a godere a sinistra, presso gli stessi  gruppi dirigenti della  sinistra cosiddetta “radicale”. Nel migliore dei casi si “dissente” rispettosamente ( e “con dispiacere”) dalle “parole” del Presidente. Ma sempre assumendolo come interlocutore istituzionale cui appellarsi con dovizia di riguardi. Sempre aprendo i propri Congressi nazionali con la lettura compunta e solenne del comunicato di augurio della Presidenza della Repubblica, come nel caso dei Congressi del PDCI, del PRC, di Sinistra Popolare (Rizzo), con tanto di applauso di rito. Sempre partecipando in varie forme al clima di ossequiosa reverenza che si deve ad una Istituzione “superiore”, depositaria di un ruolo di rappresentanza costituzionale “universale”, e possibile garante di “giustizia”.

Noi non partecipiamo a questo coro.
Siamo rivoluzionari, non riformisti. Combattiamo l'ipocrisia, non l'avalliamo. Da marxisti, consideriamo lo Stato e le sue istituzioni, Presidenza della Repubblica inclusa, come strumenti di dominio degli industriali e delle banche sulla classe operaia e la popolazione povera. Tanto più denunciamo il diretto ruolo politico di classe che questo Presidente sta svolgendo contro i lavoratori, in un momento drammatico della loro condizione e in un passaggio decisivo della lotta di classe.

Per questo il Partito Comunista dei Lavoratori intraprende e intraprenderà un'azione pubblica di denuncia costante di Giorgio Napolitano e del suo ruolo. Non c'è reale opposizione a Monti senza un'aperta opposizione a Napolitano. Poniamo e porremo la necessità di una rottura aperta con Napolitano in tutti i movimenti e in tutte le organizzazioni di massa. Ogni viaggio istituzionale di Napolitano in giro per l'Italia vedrà in varie forme la sua contestazione pubblica da parte del PCL. Abbiamo iniziato a Cagliari e Sassari, suscitando scandalo nell'isola e imbarazzo nel Presidente. Proseguiremo ovunque. E chiameremo ovunque le altre sinistre e i movimenti a condividere la contestazione alla Presidenza della Repubblica, quale controparte della classe lavoratrice. Al pari di Monti, Confindustria, banche.


MARCO FERRANDO

I MUSCOLI DI MONTI


Mario Monti ha assunto il progetto Tav in Val di Susa come simbolo del proprio governo: non solo della propria credibilità di garante degli immensi interessi coinvolti nell'opera, ma anche della propria forza d'ordine nella gestione delle piazze.

La difesa del progetto Tav nel nome dell'” interesse generale delle generazioni future” è un manifesto di ipocrisia. E' il solito motivetto ideologico con cui da vent'anni si tagliano pensioni, si precarizza il lavoro, si distruggono diritti. Chi non ha niente da offrire ma solo da togliere ai vivi, vuole far credere loro di lavorare per la storia . E se i vivi non abboccano, è pronto il manganello. Questa è la sostanza. E ha molto poco di “tecnico”: ha molto a che vedere invece con il mandato imperativo di banche, industriali, costruttori. La questione Tav è solo una insegna: non dell'”antagonismo”, se non di riflesso, ma del governo.

Non si ricorda peraltro una seduta straordinaria di governo interamente dedicata alla gestione minacciosa della piazza, se non ai tempi di Scelba. Ci voleva un governo “tecnico” per restaurare la peggiore tradizione politica reazionaria?
Ma un governo che sceglie quel terreno di confronto sceglie perciò stesso di politicizzarlo al livello più alto. E allora c'è bisogno di una risposta di massa più generale che riconduca le ragioni No Tav ad un programma anticapitalista e ad una mobilitazione straordinaria di tutti gli sfruttati.

I No Tav non possono vincere da soli. Né solamente in virtù di una solidarietà nazionale alla loro lotta, che pur è prioritaria e urgente. Possono vincere se confluiranno in una rivolta popolare e di classe contro il governo, i poteri che lo sostengono, i partiti che l'appoggiano: una rivolta che ribalti i rapporti di forza complessivi e apra dal basso uno scenario nuovo. Ma questa rivolta richiede una bandiera più  larga della Val di Susa: una bandiera che rivendichi il blocco dei licenziamenti, la ripartizione fra tutti del lavoro, un salario sociale vero per i disoccupati, un grande piano di opere sociali - finanziato dalla tassazione delle grandi ricchezze a dal ripudio del debito verso le banche-  che assorba al suo interno le stesse domande No Tav. Le decine di miliardi previsti per la TAV vengano investiti nella bonifica dall'amianto, nei treni pendolari, nella ricostruzione del sistema sanitario, nell'istruzione pubblica.., invece che infilati nelle tasche di banchieri, costruttori, imprese mafiose  per avvelenare una valle!
Così formulata, questa rivendicazione può essere un ponte prezioso gettato verso la classe operaia, verso l'enorme massa dei lavoratori precari, verso i disoccupati: per chiedere che sia il mondo del lavoro e le sue organizzazioni a unificare e dirigere il fronte di massa attorno a un comune programma di lotta, che faccia proprie le ragioni di tutti gli oppressi.

Il Partito Comunista dei Lavoratori, impegnato ovunque  nelle mobilitazioni No Tav, porterà questa rivendicazione di fronte unico anticapitalista nello sciopero generale della Fiom del 9 Marzo e nella manifestazione  nazionale di Roma.

MARCO FERRANDO- PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI


TUTTI DAVANTI ALLE PREFETTURE

Quanto sta avvenendo in Val Susa è la misura della “legalità” borghese.
“Legale” è tutto ciò che è benedetto dal profitto, dalla magistratura, dai carabinieri.
“Illegale” è tutto ciò che gli si oppone con forza contraria e (purtroppo) diseguale. Un giovane compagno in fin di vita è solo l'”effetto collaterale” di questa odiosa “democrazia”.
Occorre partecipare in massa quest'oggi ai presidi già convocati sotto le prefetture in tutta Italia. 
E occorre tornarci il 9 Marzo con i metalmeccanici e tutti i lavoratori. 
Unire nella lotta tutte le ragioni degli oppressi è il primo dovere. Lo sciopero del 9 sia davvero generale e sia solo l'inizio. Via il governo dell'attacco all'articolo 18 e del manganello poliziesco. Governino i lavoratori , rovescino la dittatura del profitto, impongano la democrazia del popolo. 
MARCO FERRANDO

SITUAZIONE RIVOLUZIONARIA IN GRECIA

I NOSTRI COMPAGNI DELL'EEK IN PRIMA FILA NEGLI SCONTRI DI MASSA. IL KKE STALINISTA STA A GUARDARE IN DISPARTE 

In Grecia si concentrano tutti i sintomi classici di una situazione obiettivamente rivoluzionaria.   
1)Le classi dominanti non possono più governare come prima, coi  vecchi schemi politici tradizionali ( alternanza tra Nuova Democrazia e Pasok):   sono state costrette a ricorrere ad un governo d'emergenza di salute pubblica per cercare di imporre alle masse la ricetta massacrante della BCE . Ma oggi lo stesso governo d'emergenza è scosso da ripetute defezioni e contraddizioni ( abbandono di ministri, riduzione della sua base parlamentare, uscita dell'estrema destra del Laos). Non siamo alla disgregazione dell'esecutivo, che probabilmente terrà. Ma le nuove crepe scuotono una stabilità istituzionale che sembrava scontata e aprono varchi alla reazione popolare. Le prime contraddizioni apertesi nei corpi di polizia – dove un sindacato di categoria ha invocato l'”arresto della Troika”- indicano la profondità della crisi dello Stato greco.    
2)Le classi dominate non possono più vivere come prima, sotto il peso di misure finanziarie insostenibili e di una disperazione sociale dilagante .Il movimento operaio e popolare, dopo varie oscillazioni, riprende la propria ascesa, come dimostra la riuscita plebiscitaria dello sciopero generale del 10/11/2, sia nel settore pubblico che nel settore privato.  Questa ascesa si carica, a sua volta, di una nuova radicalità di massa: gli scontri con la polizia davanti al Parlamento nella giornata di ieri non hanno impegnato, come a volte in passato, settori limitati e marginali, ma hanno coinvolto una massa grande  di lavoratori, giovani, pensionati, che rivendicavano il proprio diritto ad occupare il Parlamento. Dentro la più grande manifestazione popolare che la Grecia abbia conosciuto dalla caduta della dittatura dei Colonnelli.    
3)Le classi medie delle città e della campagna, impoverite dalla crisi, mostrano segni di crescente inquietudine e disagio. Lo sciopero generale ha visto, come mai in precedenza, la partecipazione di numerose categorie professionali del commercio, dell'artigianato, come dell'intellettualità e della cultura. Ciò riduce la base del consenso sociale del governo in un momento cruciale. E contribuisce a spostare i rapporti di forza a favore dei lavoratori.   Ma questa situazione non durerà a lungo. O sfocerà in una dinamica aperta di rivoluzione, con l'assalto al palazzo del governo e del Parlamento, sviluppando sino in fondo le potenzialità della giornata di ieri. O finirà col ripiegare nella rassegnazione e nell'abbandono, dopo un esaurimento infruttuoso di tante energie popolari. Questo è il bivio.  Proprio per questo diventa decisivo, come sempre, il fattore soggettivo: la direzione politica e sindacale del movimento operaio e popolare. E qui vengono i problemi. Nessuno degli stati maggiori del movimento operaio greco si pone sul terreno della rivoluzione. Tutti gli stati maggiori del movimento si pongono CONTRO la rivoluzione greca.   Le direzioni delle principali Confederazioni del settore pubblico e privato, di derivazione Pasok, e il sindacato controllato dal KKE stalinista ( Pame) hanno respinto la parola d'ordine dello “sciopero generale prolungato” sino al resa del governo, avanzata dai nostri compagni  ( EEK), a favore di scioperi generali intermittenti: nei fatti hanno lavorato e lavorano in una logica di pressione sul governo, non di rovesciamento del governo. I ripetuti scioperi generali degli ultimi anni hanno sicuramente raccolto e rappresentato la rabbia dei lavoratori: ma non l'hanno trasformata  nella forza, leva risolutiva dello scontro ( col rischio alla lunga di esaurire e disperdere energie preziose , senza frutto).   Sul piano politico gioca un ruolo disastroso e controrivoluzionario il KKE stalinista. Non ingannino i suoi striscioni di propaganda affissi sull'Acropoli o le sue parole d'ordine apparentemente radicali “contro i capitalisti e i banchieri”. Un conto è l' evocazione dell'immagine, un conto è l'azione concreta nella lotta di classe. Il KKE agisce contro la rivoluzione. Non solo si oppone alla sciopero prolungato, ma divide abitualmente il fronte degli scioperi e delle manifestazioni di massa, organizzando sistematicamente “proprie” iniziative separate. Non solo si sottrae ad ogni scontro di massa con l'apparato dello stato, ma è giunto a difendere con propri servizi d'ordine i palazzi del Parlamento contro la gioventù ribelle (  sempre calunniata come massa di “agenti provocatori”) e contro la rabbia popolare.  Ieri, nella più grande battaglia di massa tra popolo e Stato degli ultimi 40 anni in Grecia, il KKE si è tenuto religiosamente lontano dagli scontri come osservatore distaccato: sottraendo alla forza d'urto della piazza energie potenzialmente decisive ( Salvo appendere il solito striscione ad uso telecamere in cui invita a  insorgere...gli altri popoli d'Europa).   La nostra organizzazione del EEK- che ha raddoppiato i propri militanti negli ultimi due anni tra i lavoratori e i giovani – è l'unico partito che in Grecia si pone sul terreno della rivoluzione. L'unico che rivendica lo sciopero ad oltranza, pone la necessità dell'autorganizzazione democratica dei lavoratori e del popolo, indica il governo dei lavoratori quale unica reale alternativa. E soprattutto l'unico che agisce in questa direzione. Non a caso ieri, mentre il KKE guardava da lontano col binocolo, i nostri compagni erano in prima fila nella battaglia di strada e di piazza, al fianco di migliaia di giovani combattenti, con la parola d'ordine dell'assalto al Parlamento e del potere operaio. Certo, EEK è ancora lontano dal disporre della  forza sufficiente per dirigere il movimento di massa. Ma è l'unico partito che la rabbia popolare oggi merita. L'unico su cui può contare il futuro della rivoluzione greca e la giovane generazione di Piazza Syntagma. 

Per questo,il PCL saluta con orgoglio i propri compagni greci. E farà del loro esempio una leva di costruzione del partito della rivoluzione in Italia.
 
Marco Ferrando