01/08/12 Cortona - Giuseppe Mazzoli (PCL Arezzo) contesta il Ministro Fornero


La risposta di Giuseppe Mazzoli alle falsità apparse sugli organi di stampa dopo la contestazione:
A proposito di quanto apparso sulla stampa nazionale e locale sulle contestazioni al ministro Fornero nel corso della conferenza sul lavoro svoltasi a Cortona.
Molte inesattezze abbiamo riscontrato , sia nel raccontare lo svolgersi degli avvenimenti , sia nel riportare i contenuti delle contestazioni variamente espressi dai presenti . Su alcune di queste inesattezze si può sorvolare vista la loro scarsa importanza .
Su altre no.
Nessuno tra le forze presenti (c'erano anche militanti di Fiom , CGIL e del Partito Comunista dei Lavoratori) ha utilizzato termini o slogan sessisti : i contenuti delle contestazioni riguardavano casomai le scelte politiche (politiche, e non tecniche) del governo Monti e del ministro Fornero in particolare.  Infatti la sua decisione di venire a parlare con i manifestanti è avvenuta dopo che gli abbiamo gridato "servi delle Banche".
Decidere infatti di investire grandi risorse economiche negli armamenti piuttosto che nella sanita e nella scuola o nella crescita reale non è scelta puramente tecnica. decidere di penalizzare i ceti più deboli e impoverire il lavoro dipendente piuttosto che colpire i privilegiati non è scelta puramente tecnica .
Pertanto l'atteggiamento vittimista di Fornero , che continua a lamentarsi, forse perchè adusa a simili atteggiamenti negli ambienti in cui si muove abitualmente, di essere stata attaccata "in quanto donna " non aveva in quella sede alcun riscontro con la realtà oggettiva, è una vera menzogna.
I manifestanti hanno rivendicato pacificamente il diritto ad esprimere il dissenso verso le scelte del governo,nonostante alcuni esponenti delle forze dell'ordine tentassero di zittirli.
E' vero , il ministro ha chiesto di "parlare" con chi la contestava, ma in realtà non ha dato risposte , tanto meno convincenti, su nessuno dei punti che le venivano contestati:ha eluso le domande , si è limitata a sbuffare alle critiche sugli investimenti militari, si è limitata a far riferimento alle sue origini operaie (?)
a proposito della riforma del lavoro ...non riuscendo proprio a convincere nessuno nè sulla neutralità tecnica nè sulla buonafede sua e del suo governo.
E voglio sottolineare che nessuno tra quanti l'ascoltavano, men che meno il sottoscritto, ha mai nutrito la benchè minima illusione sulla disponibilità di Fornero ad ascoltare le ragioni dei lavoratori, dei disoccupati, dei tartassati: le azioni e le scelte che il governo ha fatto e contiunua a fare ne sono la dimostrazione più evidente.

Cordilai saluti e buon lavoro

Mazzoli Giuseppe
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

L' ILVA DEVE ESSERE AUTOGESTITA DAI LAVORATORI

 L' ILVA deve essere nazionalizzata sotto il controllo operaio.

I lavoratori devono essere impiegati per il risanamento del territorio.
Ma nessun posto di lavoro deve essere toccato. A costo di occupare l' area ILVA.

E' LA BARBARIE DEL CAPITALISMO LA CAUSA.

I cittadini di Taranto, indotto compreso sono i lavoratori dell' ILVA.
Se dopo aver subito i danni subiti sulla loro stessa carne con i veleni del disastro ambientale,devono anche subire la fame provocata dalla crisi  del capitalismo stesso e dalla chiusura degli impianti, la barbarie verrebbe moltiplicata all' ennesima potenza.
C' è solo una via: l' autogestione da parte dei lavoratori della fabbrica.
Bonifica ambientale e riconversione su controllo operaio anche con l' occupazione.
Sequestro e nazionalizzazione dell' azienda della morte.



Ruggero Rognoni
Partito Comunista dei Lavoratori
Toscana

PER UN PROGRAMMA DI RIVOLUZIONE, NELLE LOTTE E ALLE ELEZIONI

“Fare Syriza anche in Italia” è diventato formalmente  il coro polifonico che va da Sinistra Critica agli innamorati delusi della prima ora del governo Monti (Marco Revelli), passando per la FDS e persino per SEL. Naturalmente la stessa evocazione maschera spesso significati diversi . E nella maggior parte dei casi il richiamo a Syriza allude a intenti e proposte che stanno in realtà ben più “a destra” di Syriza.  C'è chi evoca la “minaccia” di Syriza per provare a negoziare al meglio la ricomposizione col PD ( SEL e buona parte della FDS); chi invoca Syriza per proporre il “blocco progressista” con la IDV populista e una parte dei sindaci del centrosinistra, dopo essere stato scaricato (nazionalmente) dal PD ( PRC); chi vede in Syriza la forma finalmente scoperta della “sintesi” tra “sociale e politico” ( da versanti diversi Alba e una parte di Sinistra critica), o più semplicemente un marchio elettorale “antipartito” competitivo col grillismo.   E' bene allora approfondire innanzitutto la realtà di Syriza, al di là del suo mito. Per poi tornare al confronto interno alla sinistra italiana.   Lo sfondamento elettorale di Syriza non è dovuto al suo programma in quanto tale o alla sua forma federativa, ma all'ascesa straordinaria negli ultimi anni del movimento di massa in Grecia a fronte della catastrofe sociale . In Italia la crisi del movimento di massa ( e la subalterneità delle sinistre al PD) ha spianato la strada al grillismo. In Grecia l'ascesa prolungata di massa ha usato Syriza come proprio canale di espressione : contro tutti i partiti dominanti, compromessi direttamente nella rapina, e a fronte di un KKE stalinista arcisettario vocato a una politica di divisione del movimento in funzione della propria autoconservazione d'apparato. Così una formazione che sino a due anni fa era a rischio di estinzione è stata sospinta sulla cresta dell'onda da una brusca svolta della lotta di classe.   Ma  il programma di Syriza corrisponde alla gravità abissale della catastrofe greca e alla crisi drammatica  dell'Unione Europea? Questo è il punto. Syriza certo respinge il memorandum della Troika e per questo ha  raccolto il voto della rivolta. Ma parallelamente il suo gruppo dirigente difende l'Unione Europea; rivendica il principio della “rinegoziazione del debito” verso le banche, contro la sua abolizione; propone il “controllo pubblico” sulle banche private (come il Front de Gauche),contro la loro nazionalizzazione senza indennizzo; difende persino l'appartenenza della Grecia alla Nato. Insomma: nel mentre raccoglie elettoralmente il vento della ribellione, Syriza si sforza ( invano) di rassicurare le classi dirigenti nazionali ed europee circa la propria volontà di rispetto delle compatibilità strutturali di sistema; e questo proprio nel momento storico in cui tutte le esigenze sociali del popolo greco sono incompatibili col sistema capitalista. Questa è la contraddizione di fondo che l'ascesa di Syriza trascina con sé , e che i comunisti rivoluzionari greci ( EEK) -legati al PCL- incalzano e incalzeranno nella comune azione di massa: fuori dal settarismo stalinista del KKE, ma contro ogni adattamento a una nuova socialdemocrazia di sinistra.   Tutto questo ripone coi piedi per terra il confronto interno alla sinistra italiana: che deve partire dall'analisi della svolta d'epoca che ci attraversa, non dalle elezioni del 2013 o dalla mitologia di Syriza.   Guardiamo in faccia la realtà. La Grecia è la metafora dell'Europa. Non siamo di fronte alla crisi del “modello liberista”. Siamo di fronte al fallimento del capitalismo, e alle sue ricadute sociali devastanti. Tutti i miti alimentati per anni dai gruppi dirigenti del riformismo italiano ( Jospin, Prodi, Zapatero..) sono stati spazzati via dalla realtà. Non vi sono compromessi riformatori all'orizzonte. Non vi sono borghesie “buone” e democratiche con cui realizzare “equilibri più avanzati”. Non vi è una possibile “Europa sociale e democratica” dentro la camicia di forza dell'Unione Europea e del capitalismo europeo. Continuare a vagheggiare queste illusioni utopiche significa nel migliore dei casi disarmare l'alternativa e le stesse lotte di resistenza sociale; nel peggiore predisporsi a nuove corresponsabilità di governo contro i lavoratori. La verità è che il capitalismo non ha più nulla da dare ma solo da togliere agli sfruttati, chiunque governi; che l'Unione Europea si regge sul patto ( faticoso) di mutuo soccorso tra le banche e i loro governi di ogni colore, pagato dalla distruzione progressiva di ogni conquista sociale; e che solo una rottura anticapitalistica e rivoluzionaria può liberare una svolta per i lavoratori e le masse oppresse. Di fatto, governi dei lavoratori e  Stati Uniti Socialisti d'Europa sono l'unica prospettiva storica di progresso per il vecchio continente.   Certo, le grandi masse non hanno consapevolezza di questa verità e spesso anzi registrano un arretramento profondo della propria coscienza politica. Ma il dovere dei comunisti è di elevare la coscienza al livello della verità, non di rimuovere la verità per adattarsi alla coscienza data. O addirittura per nutrirla di nuove illusioni. Anche perchè la profondità della crisi capitalistica europea delinea un bivio drammatico di prospettiva: lo sviluppo di una massa critica di populismo reazionario in Europa senza precedenti nel dopoguerra, ci dice che   una mancata soluzione anticapitalista della crisi sociale può liberare i più cupi fantasmi del passato. Rivoluzione o reazione, questo in definitiva è il futuro dell'Europa.   E allora l'interrogativo che ci riguarda è d'obbligo: possiamo costruire una sinistra rivoluzionaria, che sia all'altezza di un livello di scontro storicamente nuovo? Possiamo confrontarci su come realizzare una svolta unitaria del movimento operaio italiano, delle sue forme di lotta, delle sue forme di organizzazione, dei suoi programmi, che sia tanto radicale quanto radicale è l'aggressione al lavoro e la crisi del capitale?  Possiamo confrontarci su come connettere ogni lotta ( sociale, ambientale, antirazzista, anticlericale) alla prospettiva della rivoluzione sociale e di un governo dei lavoratori, quale unica vera alternativa alla crisi del capitalismo italiano, della seconde Repubblica, della U. E.?   Caro compagno Ferrero: se la proposta più “radicale” oggi in campo a sinistra- magari nel nome improprio di Syriza- resta quella di un blocco con la IDV di Di Pietro e Orlando, che vota il pareggio di bilancio in Costituzione e sostiene il reato di immigrazione clandestina, il messaggio non è incoraggiante. Tanto più se parallelamente si continua a restare nelle giunte locali a braccetto col PD e magari con la UDC ( come in Liguria) tagliando ospedali e massimizzando l' IMU.   
Lo spazio del doppio binario tra parole e cose, tra poesia e prosa, si è chiuso. Il PCL è disponibile incondizionatamente, come sempre, alla massima unità d'azione nelle lotte contro governo e padroni. Ma non a sacrificare il  programma anticapitalista del governo dei lavoratori e la sua libera presentazione di massa: in primo luogo nelle mobilitazioni, e di riflesso alle elezioni.

MARCO FERRANDO

ENNESIMO SUICIDIO NEL CARCERE DI SOLLICCIANO

E’ di ieri la notizia che nel carcere fiorentino di Sollicciano si è impiccato un detenuto. E’ il secondo suicidio dall’inizio dell’anno (più altri due “suicidi” avvenuti nelle stanze della questura di Firenze) in un carcere che ormai sta scoppiando per il sovraffollamento. Attualmente nel carcere di Firenze sono detenute 1000 persone a fronte di una capienza di circa 400. Detenuti che vivono quindi in condizioni disumane, in celle in cui non esiste neanche lo spazio minimo vitale figuriamoci altre cose che dovrebbero essere ovvie per tutti gli esseri umani come il diritto ad un minimo di privacy, il diritto ad una vita digitosa ecc. Ma qui non vogliamo criticare il carcere solo da un punto di vista umanitario (doveroso ma non sufficiente farlo) ma ne vogliamo mettere in discussione la funzione repressiva di questa istituzione fondamentale per il funzionamento della società borghese. Il carcere in Italia, come in tutti i paesi a capitalismo avanzato, ha sempre avuto la funzione di punire coloro che si ribellano e non si adeguano alle regole imposte dal sistema, nei carceri italiani se andiamo a analizzare la composizione sociale dei detenuti vedremo in maniera chiara che la stragrande maggioranza è costituita da proletari, soprattutto immigrati, e sottoproletari. I banditi che governano questo paese sono tutti tranquillamente a piede libero, banchieri strozzini che hanno raggirato migliaia di piccoli risparmiatori, tangentisti incalliti, stragisti fascisti, mafiosi vari, continuano imperterriti nei loro loschi affari senza aver provato neanche un giorno di prigione, e per quei pochi per cui lo stato non ha potuto farne a meno il trattamento riservato non è stato quello che tocca ai comuni mortali ma un trattamento di favore. In galera, ancora di più che fuori, la classe sociale di appartenenza conta molto. Nel ribadire la nostra lotta per una società diversa dove istituzioni come il carcere dovranno sparire il Partito Comunista dei Lavoratori di Firenze esprime la propria solidarietà ai detenuti del carcere di Sollicciano e si dichiara disponibile da subito ad appoggiare eventuali iniziative di lotta volte a migliorare la condizione carceraria. 

PCL Firenze